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bellante, teramo, Italy
Ho passato la vita.oggi ho 64 anni,in attesa di poter fare il pittore.Prima gli studi,il "pezzo di carta",poi il lavoro,la dirigenza,le imprese e la famiglia,i figli...oggi finalmente faccio il PITTORE

venerdì 22 ottobre 2010


La pittura della Bit Generation | Ivan Quaroni

ottobre 19, 2010 da Ivan Quaroni

 

 

La pittura della Bit Generation

(The Butterfly Effect n.8)

di Ivan Quaroni

 

 

 

 

Negli ultimi vent'anni abbiamo assistito ad una serie di cambiamenti epocali che hanno radicalmente ridisegnato il nostro modo di vivere. Soprattutto la crescita esponenziale delle tecnologie, la cosiddetta rivoluzione digitale, ha comportato una profonda ridefinizione non solo delle nostre abitudini e dei nostri comportamenti, ma anche dei nostri pensieri. In sostanza, la diffusione di massa del computer prima e del World Wide Web poi ha definitivamente modificato il nostro approccio cognitivo. A ben vedere, la digitalizzazione delle informazioni, divenuta ormai una prassi indispensabile, coinvolge ogni ambito dell'agire umano, dal lavoro alla cultura alla gestione del tempo libero.

Giuseppe Linardi, Decodificazione, tecnica mista su tela, 150x300 cm., 2010 Courtesy Casa d'Arte San Lorenzo, MilanoDaniele Girardi, Inner Surface, tecnopittura su tela, 150x200 cm., 2009 Courtesy First Gallery, Roma


Al centro di questa rivoluzione c'è il PC, lo strumento che trasforma le informazioni in formato digitale. Per capire la portata di questo cambiamento bisogna ricordare che prima dell'avvento globale del computer le informazioni erano interamente gestite su supporti analogici, su oggetti concreti, fisici, dotati di una propria massa, dunque ingombranti.  L'era digitale è, per dirla con Nicholas Negroponte, una faccenda che riguarda il passaggio dagli atomi ai bit. "Anche se non c'è dubbio che siamo ormai nell'era dell'informazione", scriveva l'ex direttore del MIT (Massachussets Institute of Technology), "la maggior parte di questa ci viene fornita sotto forma di atomi: quotidiani, riviste e libri" (1). Infatti, per quanto piccolo sia, l'atomo è pur sempre l'unità fondamentale della materia, o dell'energia, di cui è composto il mondo. Il bit, invece, non ha colore, dimensioni o peso e può viaggiare alla velocità della luce. Esso è il più piccolo elemento atomico del DNA dell'informazione (2). 

Manuel Felisi, Trave, tecnica mista su tela, 50x150 cm., 2010 Courtesy Fabbrica Eos, MilanoCosimo Andrisano, Desintonizzazione, tecnica mista, 75x75 cm., 2010 Courtesy Casa d'Arte San Lorenzo, Milano

 

 

A distanza di 15 anni dalla pubblicazione del fondamentale libro di Negroponte, la rivoluzione dei bit sembra aver preso il sopravvento. Le informazioni sono sempre meno "atomiche" e sempre più virtuali. Sono perfino nate forme d'arte prima impensabili, come la Pixel Art e la Pittura Digitale. La Pixel Art, che alcuni considerano come una evoluzione informatica dello stile pittorico divisionista, consiste in una tecnica di costruzione delle immagini che evidenzia la struttura dei pixel, ritenuti gli elementi fondamentali dell'immagine digitale. La Pixel Art, eseguita al computer con l'ausilio di software grafici, richiama nostalgicamente le immagini semplici e poco definite dei videogame degli anni Ottanta. Più innovativa è, invece, la cosiddetta Pittura Digitale, il cui oggetto finale è comunque un bitmap (3) , ma che può inglobare virtualmente qualsiasi stile pittorico. Con i software oggi disponibili, l'artista digitale può simulare sulla sua tavoletta grafica qualsiasi tipo di segno o pennellata con qualsiasi tipo di tecnica. Di fatto, la pittura digitale è la pittura dell'epoca dei bit. Ciononostante, anche la pittura analogica, la pittura tout court, ha in qualche modo subito l'influsso della rivoluzione digitale. Già l'opera di artisti come Gerhard Richter, Chuck Close e Malcolm Morley ha rappresentato, come sostiene Wolfgang Becker (4),

una sorta di preparazione dell'occhio digitale. Il mutato modo di vedere (ma anche di concepire) le immagini pittoriche attraverso il filtro di media come la fotografia e la televisione ha infatti predisposto le nostre percezioni visive all'avvento delle immagini formate da bit.

Daniele Girardi, Drawing X, tecnopittura su carta intelata, 30x40 cm., 2009 Courtesy First Gallery, RomaManuel Felisi, Piscina, tecnica mista su tela, 100x100 cm., 2010 Courtesy Fabbrica Eos, Milano


Le opere di Close, ad esempio, introducono il concetto di de-differenziazione, concernente un tipo d'immagine pittorica figurativa ottenuta dalla composizione di segmenti autonomi, privi di soggetto e dunque astratti. Con questa tecnica l'artista evidenziava come l'immagine sia nient'altro che il risultato di una sommatoria di segni astratti e autoreferenziali. Lo stesso pensiero è riscontrabile nelle opere di Cristiano Pintaldi, che invece sono dipinte seguendo la logica di scomposizione propria delle immagini digitali, dove l'unità elementare dell'informazione visualizzata sullo schermo è il pixel, con i tre punti di colore rosso, verde e blu. 

Giuseppe Linardi, Decodificazione, tecnica mista su tela, 80x150 cm., 2010 Courtesy Casa d'Arte San Lorenzo, MilanoCosimo Andrisano, Desintonizzazione, tecnica mista e mosaico, 75x75 cm., 2010 Courtesy Casa d'Arte San Lorenzo, Milano

 

Sia nel caso di Chuck Close che in quello del summenzionato artista italiano è evidente la presa di coscienza dello scarto esistente tra le immagini analogiche e digitali. Tale scarto riguarda il passaggio, dal punto di vista genetico, da un'entità materiale, ascrivibile all'ambito della fisica classica, a una virtuale, più prossima alla fisica quantistica. Nel caso delle immagini digitali la sorgente è, infatti, rappresentata da informazioni immateriali, laddove in quelle analogiche assume la forma tangibile della pellicola  fotografica. Lo scarto consiste anche nel fatto che le immagini digitali sono essenzialmente formate da un codice informatico. Per l'artista della Bit generation riflettere sulle immagini digitali significa riflettere su un nuovo tipo di linguaggio e sulle nuove modalità percettive che esso comporta.


mercoledì 20 ottobre 2010

ATTENZIONE

ENZO ROSSI ROISS, CHI È COSTUI? SMASCHERIAMOLO!

Un sondaggio sul personaggio discusso, controverso e infaticabile. Uomo – Araba Fenice.

Di Kengarags

Enzo Rossi Roiss, all'anagrafe Vincenzo Antonio Rossi, nasce il 14 settembre 1937 a Novoli in provincia di Lecce in una famiglia numerosa. All'età di diciannove anni emigra al nord in cerca di fortuna e di una vita migliore.

Frequenta il corso di giornalismo ad Urbino. Nel 1959 comincia a firmarsi con il nome di Enzo Rossi Roiss collaborando con dedizione ad alcuni giornali, anche se minori o di servizio.
Nell'albo dei giornalisti, però, non abbiamo trovato di lui alcuna traccia.

Dopo alcuni anni si trasferisce a Bologna e tenta l'attività editoriale con alcune pubblicazioni sull'arte, anche di un certo interesse, poiché riesce a coinvolgere personaggi di rilievo.
Tale esperienza ha però una vita breve e sincopata, sia per le difficoltà di gestione economica, sia per le particolarità caratteriali del sig. Roiss, che costringono dopo un po' le persone a prenderne le distanze.

Enzo Rossi Roiss, che si è sempre distinto per i suoi comportamenti asociali e per l'animo rissoso e vendicativo, è solito attaccare nelle sue invettive letterarie le persone che non lo tengono nella dovuta considerazione; egli ha infatti una decisa propensione narcisistica. E' stato più volte denunciato e processato per diffamazione (la sua vittima più illustre è il professor Concetto Pozzati, l'artista ed ex Assessore alla Cultura del comune di Bologna) e per vilipendio alla religione, fatto del quale va molto fiero e che esibisce con orgoglio nelle sue pubblicazioni.

Per alcuni anni ha svolto l'attività di gallerista, riuscendo ad ottenere una certa qual credibilità nell'ambiente d'arte. Ha pure organizzato alcune mostre di artisti di valore, ma la sua carriera è stata compromessa da un grave inconveniente: è stato arrestato e ha scontato la pena di alcuni mesi in carcere. Lo stesso Roiss fornisce versioni alquanto improbabili e sempre diverse del motivo del suo arresto, ma a Bologna, negli ambienti legali, si vocifera che la vera causa sia stata il commercio di opere d'arte false.

Dopo aver assaporato tutti "i piaceri dalla galera" il nostro eroe non si abbatte, ma viceversa si impegna nella stesura della "Guida pratica per chi va in galera" che esce nel 1971 autoedito. Alcune pagine di questo prezioso libro sono dedicate alla "tecnica di evasione, alle norme per costituire un'associazione a delinquere, al sistema per viaggiare gratis sulle ferrovie dello stato", come si può leggere nella prefazione.

La sua carriera di gallerista si è conclusa con un altro triste episodio: il sequestro della sua galleria, in via Portanova 12 a  Bologna, con pignoramento di tutto ciò che conteneva.
Correvano gli anni novanta…

Perché mai una galleria d'arte può essere sequestrata?  Forse per tasse mai pagate? O perché reclamata da un misterioso comproprietario? O forse ancora per debiti? Non lo sappiamo di certo, ma nei soliti ambienti legali bolognesi si vocifera che potrebbe essere a causa di tutti e tre questi fattori.

Enzo Rossi Roiss ha un'ottima considerazione di se e si dipinge colto. Noi vogliamo usare un termine diverso, definendolo molto informato e soprattutto assai scaltro: uomo dal comportamento camaleontico che sa rinascere come l'Araba Fenice.
Spesso si serve di altre persone per architettare le sue rappresaglie che pianifica con maniacale cura. Ama infatti definirsi come "il burattinaio".

Spesso manipola fotografie, testi ed immagini. È impareggiabile nell'esaltare le proprie opere più insignificanti come nello sminuire il lavoro altrui.

Enzo Rossi Roiss è iperattivo ed è una delle poche persone anziane arrivata ad impadronirsi magistralmente dell'uso di Internet. Da alcuni anni infatti opera nella grande rete, cercando di costruirsi un'identità molto diversa da quella ben nota a Bologna.

È l'ideatore dell'Associazione Italobaltica, nel cui sito si legge: "Chi siano e quanti siano i soci dell'Italo-Baltica non lo riveliamo per rispettare la privacy".

Ma la realtà è molto diversa: soci semplicemente non ce ne sono. Il nostro simpatico Enzo Rossi Roiss è l'unico associato. Tiene vivo il sito dell'Associazione riportando piccole notizie sui Paesi Baltici tratte da altre pubblicazioni e attaccando qualsiasi iniziativa intrapresa sul territorio italiano da parte di qualsivoglia persona che abbia fatto a meno di lui, ma soprattutto lo usa per decantar se stesso.

L'Associazione ha la sede in un monolocale in via Senzanome 2, a Bologna, dove in realtà il sig. Rossi risiede da single; ai visitatori, però, esibisce questo spazio presentandolo come un suo studio… e noi ammiriamo la sua inventiva nell'arte di arrangiarsi.

Enzo Rossi Roiss è reduce da due matrimoni naufragati. Abbiamo deciso di non approfondire questo tema per rispetto dei famigliari, ai quali esprimiamo tutta la nostra solidarietà.

Con la famiglia d'origine ha mantenuto un rapporto piuttosto distaccato: nelle sue autobiografie non indica quasi mai il luogo di nascita. Ritorna raramente in patria e non ha nemmeno partecipato ai funerali di sua madre; quel giorno infatti è stato visto aggirarsi per Artefiera a Bologna in compagnia di alcune giovani pulzelle vestite di magliette con stampato il titolo del suo ennesimo libro a contenuto erotico, appena pubblicato.

L'erotismo è stato sempre il suo tema prediletto. Si è cimentato nel comporre poesie, nello scrivere prosa, nel provocare le giovani donne su Facebook. Ma il suo vero capolavoro è la creazione del sito dedicato all'organo sessuale femminile www.vulvario.com, ovviamente sconsigliato ai minori. Di certo dobbiamo riconoscergli il coraggio di non preoccuparsi del senso del ridicolo.

Per le nostre ricerche su Enzo Rossi Roiss abbiamo provato ad accedere ai siti internet da lui pubblicati, ma li abbiamo spesso trovati oscurati in tutto o in parte a causa delle numerose violazioni denunciate.

Siamo riusciti, tuttavia, a risalire alla persona che in questo momento rappresenta il bersaglio prediletto del nostro sig. Roiss: la pittrice Lolita Timofeeva.

L'artista lettone vive in Italia dal 1991 e ha appena vinto causa legale da lei intentata all'editore "QuattroVenti " per la pubblicazione non autorizzata di alcune sue opere e di una biografia falsa: tutto materiale fornito da Enzo Rossi Roiss.
Questa, d'altronde, è la seconda causa promossa dalla pittrice lettone per analoghe ragioni; la prima, contro l'editore di "Eurocarni", si è risolta con una transazione a favore della Timofeeva.

Lolita, da noi interpellata, ha preferito non  commentare l'accaduto, ma ci ha inviato in alternativa l'immagine di un suo dipinto che pubblichiamo con piacere (con dovuta autorizzazione).

Cari lettori e cari bersagli del sig. Roiss,

siamo certi, con queste poche righe, di aver reso un prezioso e utile servizio alla collettività tutta. Dulcis in fundo, agli eventuali editori consigliamo di controllare con cura il materiale loro fornito da Enzo Rossi Roiss, onde evitare spiacevoli conseguenze.
Alle malcapitate vittime del sig. Roiss  e delle sue malsane attenzioni, consigliamo invece di non perdersi d'animo e soprattutto di non intraprendere mai eventuali azioni legali direttamente contro la persona dello stesso Enzo Rossi Roiss, in quanto trattasi di "pensionato nullatenente", fatto che lui stesso esibisce per ostentare la propria impunità.

Invitiamo piuttosto tutti voi ad inviarci segnalazioni e commenti che possano aiutarci ad approfondire l'argomento (kengarags@fastwebnet.it).

E siate vigili: l'arzillo vecchietto può colpire ancora!

maggio 7, 2010 - Pubblicato da vagarte | Bologna, Concetto Pozzati, Enzo Rossi Roiss, Lecce, Lolita Timofeeva, Urbino, arte, attualità, biografia, curriculum, società, sondaggio, storia | , , , , , ,

3 commenti »

  1. Un tal Enzo Rossi Roiss, che non ho mai conosciuto e della cui esistenza in terra ho appreso solo in tempi recenti, continua ossessivamente e compulsivamente ad inviare e pubblicare notizie riguardo al sottoscritto che, nella migliore delle ipotesi, rappresentano solo una distorta e malevola interpretazione della realtà.

    Il sottoscritto, critico d'arte e curatore professionista (con tanto di Partita Iva), ha prestato il proprio contributo in maniera del tutto gratuita in occasione della mostra veneziana dei sedicenti disegni di Francis Bacon, esprimendo nel suo saggio in catalogo, nel novero di un'indagine storica tutta in divenire, non poche perplessità; perplessità ovviamente non condivise dai poco limpidi organizzatori e che hanno trovato alimento ulteriore con le iniziative successive messe in atto da Cristiano Lovatelli-Ravarino in sintonia con l'editore Christian Maretti e l'avvocato Umberto Guerini. Iniziative che in alcun modo interessavano ed interessano il sottoscritto che, di fatto, ha negato qualunque ulteriore coinvolgimento, chiudendo da tempo, definitivamente e chiaramente, qualsiasi rapporto con suddetti personaggi.
    Il signor Rossi-Roiss, che continuo a ribadire di non aver mai conosciuto, si è permesso in maniera arbitraria e scorretta di diffondere i contenuti di comunicazioni personali, atte solo ad alimentare la mia ricerca di verità e il mio personale studio di quei disegni. Nel far ciò si permette di manifestare nei miei confronti osservazioni del tutto deliranti, in quanto, a differenza sua, il mio curriculum professionale è conclamato da vent'anni di d'attività, con centinaia di mostre realizzate in tutto il mondo e oltre cento pubblicazioni, all'interno delle quali l'episodio veneziano dei disegni di Bacon appare assai risibile.
    Non ho mai inteso nè inventarmi nè spacciarmi per baconologo tout-court, come asserisce il signor Rossi Roiss, essendo il mio precipuo interesse e la mia attività indirizzate principalmente verso l'arte contemporanea e non la storia dell'arte (antica, moderna e contemporanea) propriamente detta. Ciò non toglie che l'incessante studio e approfondimento della storia dell'arte rimangano la base imprescindibile del mio mestiere ed in quest'ottica va inteso il mio interesse anche verso la vicenda intrigante dei sedicenti disegni bolognesi di Francis Bacon.

    I doni, natalizi e non, ricevuti spontaneamente da Cristiano Lovatelli Ravarino, che lui poco elegantemente e inopportunamente ha avuto il pessimo gusto di elencare, rinfacciandoli di fatto, in un suo delirante scritto ripreso altrettanto follemente dal Rossi Roiss in uno dei suoi tanti blog, sono stati evidentemente provocati da un suo ingiustificato quanto immotivato senso di riconoscenza verso la mia persona, all'interno di un rapporto personale (non intimo, preciso) in alcun modo riconducibile alla mia esperienza veneziana.

    Il signor Rossi-Roiss dimostra una scorretezza, un livore, un accanimento ed una pervicacia contro il Lovatelli Ravarino e i suoi disegni; malevolenza che si manifesta nell'ossessiva diffusione di informazioni parziali e nuovamente malevole (coinvolgendo persone largamente estranee all'oggetto della sua livorosa guerra personale e guardandosi bene dal pubblicare le repliche ricevute) che poco hanno a che fare con quella serenità e lucidità che ritengo fondamentali per la corretta conduzione di qualunque indagine seria ed equilibrata.

    Questo tanto per chiarire.

    Commento di albertoagazzani | agosto 18, 2010 | Replica

  2. PS Nel giugno del 2009 mi è stata chiesta la disponibilità ad occupare la poltrona di assessore alla Cultura del Comune di Guastalla da parte del futuro vicesindaco, in quota Lega Nord (nella lista della quale sono stato candidato come INDIPENDENTE – ero membro dell'esecutivo del Dipartimento Cultura del PdL Lombardia al tempo – ed ELETTO, secondo per preferenze, consigliere della Città Storica a Reggio Emilia, incarico per il quale mi ero appunto candidato); disponibilità che è stata cortesemente negata, non ritenendomi in grado di ricoprire detto incarico nè interessato a svolgere attività ulteriori e diverse da quella che già svolgo. Anche su questo argomento il signor Rossi Roiss ha distorto malevolmente la realtà dei fatti.

    Commento di albertoagazzani | agosto 19, 2010 | Replica

  3. Questo sgradevole individuo ce l'ha sopra tutti con Cristiano Lovatelli Ravarino, il proprietario dei sedicenti disegni di Bacon, e tenta, invano, di tirarmi dentro ai suoi disperati deliri. Questo personaggio, infatti, era un grande sostenitore di quei disegni quando il Ravarino, prima di scaricarlo, lo aveva ben remunerato per averlo aiutato a venderne alcuni, anni or sono. Ora che non è più della partita del Ravarino si sfoga gettando fango su tutti coloro che hanno avuto e che hanno a che fare, a vario titolo, con quella vicenda. Mah?!
    Ora, al colmo della disperazione, annuncia anche querele: faccia pure! Ma quelle non basta depositarle, ma occorre anche vincerle (ammesso che incontri un giudice disposto a dargli credito, considerati i vistosi precedenti, pare anche carcerari), e se pensa di spillarmi dei denari sulla base dei suoi vaneggiamenti si sbaglia di grosso: non son mica così sprovveduto da cascare nella sua ormai abusata e sin troppo scoperta trappola! ;-)

    Commento di albertoagazzani | agosto 25, 2010 | Replica


I: Arte in vendita - Art for sale ti ha inviato un messaggio su Facebook...



----- Messaggio inoltrato -----
Da: Facebook <fbmessage+z==phlp1@facebookmail.com>
A: Luigi Maria Feriozzi <lferiozzi@yahoo.it>
Inviato: Mer 20 ottobre 2010, 15:44:36
Oggetto: Arte in vendita - Art for sale ti ha inviato un messaggio su Facebook...

Facebook
facebook
Alberto Agazzani ha inviato un messaggio ai membri di Arte in vendita - Art for sale.

Alberto Agazzani
Alberto AgazzaniOctober 20, 2010 at 3:42pm
Oggetto: ATTENZIONE!!!
Gira su FaceBook, e purtroppo non solo qui, un certo Enzo Rossi Roiss che, spacciandosi per curatore ed organizzatore di mostre d'arte, in realtà cerca solo si spillare quattrini.
State molto attenti.
Di seguito maggiori informazioni su questo sgradevole individuo:
http://www.facebook.com/l/a07beqS2otIur_PxwJ-sKMvxz6Q;vagarte.wordpress.com/2010/05/07/enzo-rossi-roiss-chi-e-costui-smascheriamolo/


Per rispondere a questo messaggio, segui il link in basso:
http://www.facebook.com/n/?inbox%2Freadmessage.php&t=1455947883222&mid=328ef72G453f37e5G18e5cd0G0&n_m=lferiozzi%40yahoo.it
Trova persone su Facebook dalla tua rubrica Yahoo!
Questo messaggio è destinato a lferiozzi@yahoo.it. Se non desideri più ricevere e-mail di questo tipo da Facebook in futuro, clicca sul link qui sotto per annullare la sottoscrizione. http://www.facebook.com/o.php?k=4bed05&u=1161770981&mid=328ef72G453f37e5G18e5cd0G0 Facebook, Inc. P.O. Box 10005, Palo Alto, CA 94303

nota Kritiktag

Kritiktag Gira su
FaceBook, e purtroppo non solo qui, un certo Enzo Rossi Roiss che,
spacciandosi per curatore ed organizzatore di mostre d'arte, in realtà
cerca solo si spillare quattrini.

...State molto attenti.

Di seguito maggiori informazioni su questo sgradevole individuo.

Mostra tutto
vagarte.wordpress.com
Enzo Rossi Roiss, all'anagrafe Vincenzo Antonio Rossi, nasce il 14 settembre 1937 a Novoli in provincia di Lecce in una famiglia numerosa. All'età di diciannove anni emigra al nord in cerca di fortuna e di una vita migliore.

giovedì 30 settembre 2010

Titolo: NON E' MIO MA MI PIACE......

" .....Artisti, è ora di fare qualcosa per questo mondo che è da rottamare. Penso sia ora di guardare un po' quello che ci succede intorno, nella vita reale. Ripartiamo dalle strade e dalla ricerca di informazione vera. Operazione scuotere il sistema, scuoiare la vecchia pelle, togliere la polvere e guardare negli occhi l'uomo che ci cammina a fianco. Coraggio, non compiacimento...." Giovanni Cervi

martedì 21 settembre 2010

I: L'ARTE



da Ivan Quaroni:

 l'arte non ha bisogno di significati ulteriori. L'arte è tutta li, nella forma, nel linguaggio, nel suo offrirsi, molto democraticamente, allo sguardo di chiunque voglia osservarla. Un artista non crea un'opera perché vuole mandare un messaggio, sia esso politico, sociale, religioso o messianico. Certo, può benissimo farlo, ma temo che in tal caso dimostrerebbe di aver sbagliato mestiere. Un artista crea un'opera perché ha un esubero energetico e una necessità di condividere questa energia e questa visione con altri esseri umani. Non ho mai creduto all'idea dell'artista che lavora solo per se stesso. Tutte baggianate! L'artista lavora per essere riconosciuto da altri esseri umani. Per condividere la propria eccedenza energetica con quanti vorranno riceverla, per essere amato, apprezzato, considerato. Qualche volta, in una logica povera e miserabile, persino per avere più possibilità di scopare.



lunedì 20 settembre 2010

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giovedì 16 settembre 2010

Bu-Io-Not-Te


 







Clicca per ingrandire
Bu-Io Not-Te  
     

Mostra collettiva - sabato 18 settembre ore 18.30 - VISTA Arte e Comunicazione, Via Ostilia 41, Roma (zona Colosseo)  






Sabato 18 settembre 2010 si inaugura alle ore 18.30 presso la galleria Vista Arte e Comunicazione, in Via Ostilia 41 (zona Colosseo) a Roma, la mostra Bu-Io Not-Te, esposizione collettiva degli artisti: Giuseppe Di Forti, Aurora Del Rio, Damiana Emma, Luigi Maria Feriozzi, Christian Fogarolli, Yasmin Hassanin, Moma, Giuseppe Nicosia Di Fazio, Arlette Pasero, Sara Pieri, Giuseppe Sassone, Antonio Tommasini, Ramon Trinca, Nicola Visotto, Ruediger Witcher. L'esposizione è dedicata ai lati oscuri dell'animo umano; le opere in mostra rappresentano, con tematiche e stili diversi, molte delle abiezioni che albergano in tutti noi.

Soqquadro & Vista
Presentano
Bu-Io Not-Te
Mostra collettiva

DURATA: dal 18 settembre al 1 ottobre 2010
INAUGURAZIONE: sabato 18 settembre ore 18.30
ORARI: dal lunedì al venerdì 14.30/19.30 sabato 17.00-19.30
LUOGO: VISTA Arte e Comunicazione, Via Ostilia 41, Roma (zona Colosseo)
CURATRICE: Marina Zatta
COLLABORAZIONI: Gloria Ceschin, Gemma Guirado Robles, Yasmin Mohamed Samir, Alessandra Parrella, Mara Valente.
INFO: tel. 06.45449756, cell. 333.7330045, 349.6309004
soqquadro@interfree.it www.soqquadro.eu

"Vista" è un centro dedicato all'arte ed alla comunicazione che nasce dall'esperienza di alcuni giornalisti da sempre impegnati nell'organizzazione di eventi d'arte e cultura. Una project gallery che si rivolge ai giovani talenti esordienti ma accoglie anche esperienze confermate all'ombra della splendida cornice del Colosseo.

In questo luogo Soqquadro espone la mostra collettiva Bu-Io Not-Te dedicata alle turpitudini dell'animo umano. Cos'è la bontà, cos'è la cattiveria? Chi di noi può dirsi Giusto, chi Generoso, chi Ingiusto, chi Avaro? Siamo crudeli? Non lo siamo mai? Lo siamo a volte? Quali sono le vie che nella nostra anima ci spingono ad agire scorrettamente nei confronti degli altri? Quali sono le giustificazioni che diamo a noi stessi e al mondo? Patria, Famiglia, Dio? Ideologie? In nome di quali altissimi e nobili ideali celiamo le nostre brame di potere, denaro, sesso, protagonismo, fama, egocentrismo? E viceversa, quando lasciamo spazio ai nostri egoismi, è davvero la parte peggiore di noi quella che tiriamo fuori? O è solo la più sincera?

Grandi teologi, filosofi, intellettuali, poeti, letterati ed artisti hanno sondato ed esplorato la parte oscura della nostra anima. Oggi Soqquadro ha chiesto di farlo ai suoi artisti, per dare vita ad una mostra e indaghi con occhio spietato nelle debolezze umane, con la stesso lucido distacco che ha un chirurgo mentre incide con il bisturi per estirpare un tumore, il tumore della nostra innocenza perduta.
 
     
       


   
 

Alessandra Parrella
 

martedì 7 settembre 2010

Sabato 18 settembre

2010 si inaugura alle ore 18.30
presso la galleria Vista Arte e Comunicazione, in Via Ostilia 41 (zona Colosseo) a Roma, la mostra Bu-Io Not-Te, esposizione collettiva degli artisti: auroraliduo in trio (Damiana Emma, Andrea Lo Coco e Nicola Visotto),
Giuseppe Di Forti, Aurora Del Rio, Luigi Maria Feriozzi, Christian Fogarolli, Yasmin Hassanin, Moma, Giuseppe Nicosia Di Fazio, Arlette Pasero, Sara Pieri, Giuseppe Sassone, Antonio Tommasini, Ramon Trinca, Ruediger Witcher. L'esposizione è dedicata ai lati oscuri dell'animo umano; le opere in mostra rappresentano, con tematiche e stili diversi, molte delle abiezioni che albergano in tutti noi.


 

Soqquadro
&
Vista

Presentano

Bu-Io Not-Te

Mostra collettiva


 

DURATA: dal 18 settembre al 1 ottobre 2010

INAUGURAZIONE: sabato 18 settembre ore 18.30

ORARI: dal lunedì al venerdì 14.30/19.30 sabato 17.00-19.30

LUOGO: VISTA Arte e Comunicazione, Via Ostilia 41, Roma (zona Colosseo)

CURATRICE: Marina Zatta

COLLABORAZIONI: Gloria Ceschin, Gemma Guirado Robles, Yasmin Mohamed Samir,  Alessandra Parrella, Mara Valente.

INFO: tel. 06.45449756, cell. 333.7330045, 349.6309004

soqquadro@interfree.it
www.soqquadro.eu     


 

"Vista" è un centro dedicato all'arte ed alla comunicazione che nasce dall'esperienza di alcuni giornalisti da sempre impegnati nell'organizzazione di eventi d'arte e cultura. Una project gallery che si rivolge ai giovani talenti esordienti ma accoglie anche esperienze confermate all'ombra della splendida cornice del Colosseo.

In questo luogo Soqquadro espone la mostra collettiva Bu-Io Not-Te dedicata alle turpitudini dell'animo umano. Cos'è la bontà, cos'è la cattiveria? Chi di noi può dirsi Giusto, chi Generoso, chi Ingiusto, chi Avaro? Siamo crudeli? Non lo siamo mai? Lo siamo a volte? Quali sono le vie che nella nostra anima ci spingono ad agire scorrettamente nei confronti degli altri? Quali sono le giustificazioni che diamo a noi stessi e al mondo? Patria, Famiglia, Dio? Ideologie? In nome di quali altissimi e nobili ideali celiamo le nostre brame di potere, denaro, sesso, protagonismo, fama, egocentrismo? E viceversa, quando lasciamo spazio ai nostri egoismi, è davvero la parte peggiore di noi quella che tiriamo fuori? O è solo la più sincera?

Grandi teologi, filosofi, intellettuali, poeti, letterati ed artisti hanno sondato ed esplorato la parte oscura della nostra anima. Oggi Soqquadro ha chiesto di farlo ai suoi artisti, per dare vita ad una mostra e indaghi con occhio spietato nelle debolezze umane, con la stesso lucido distacco che ha un chirurgo mentre incide con il bisturi per estirpare un tumore, il tumore della nostra innocenza perduta.

Tre fotografi che si riconoscono con il nome d'arte di auroraliduo in trio (Damiana Emma, Andrea Lo Coco e Nicola Visotto) presentano scatti realizzati con uccelli morti. Il progetto nasce dal bisogno di escludere totalmente l'auroralità, ovvero immortalare l'immagine del momento cogliendone la palese bellezza, donando vita a soggetti inanimati in modo differente da come sarebbero in un contesto reale attraverso la cura del dettaglio di una messinscena. E siccome la vita è fugace tanto vale imbastire qualcosa di curioso con l'unica cosa che rimane dopo la morte: il corpo.


 

L'opera esposta da Giuseppe Di Forti ci viene così descritta dall'artista: "...piangendo da solo. Al buio. Un buio che contiene le mie emozioni. Emozioni che non posso e non voglio condividere con nessuno. Perché nessuno capirebbe. Perché nessuno sa di che materia è fatto il mio cuore ! " Emozioni occultate. Stati d'animo tenuti dentro, nel buio del nostro cuore. Sentimenti esternati con noi stessi, con lacrime cariche di dolore di cui nessuno mai conoscerà la vera sostanza. Un altruistico modo per non fare soffrire qualcuno che si traduce in egoismo nei confronti del nostro cuore.


 

Nel lavoro proposto da Aurora Del Rio un corpo scomposto offre le sue parti,ferite,viscere al proprio sé carnefice. Il carnefice e il sé coincidono in quanto nel frammentarsi del corpo le parti rimangono autonome. Si mostra in un attonito stare in apertura-offerta innaturale come una ferita(troppo) aperta. Idea di un necessario stato dell'essere in allerta,in contatto con quel centro-ferita che non possiamo lasciar chiudersi, pena la perdita di ogni meraviglia. Riflessione sul sé come contrapposto-complementare dell'altro in cui si identifica,si sdoppia. L'altro diviene carnefice quando non è possibile esserlo per se stessi


 

L'opera di Luigi Maria Feriozzi è comparsa quasi dal nulla. Lo stesso artista ci dice: "Mentre preparavo il fondo con dei colori, ruotando la tela mi è apparso il volto di Amanda Knox. Ho lavorato su quella tela con il cuore gelato, con l'impressione di essere chiuso tra due pareti di roccia che mi opprimevano. Ho subito accentuato e definito il volto, ma eliminando anche qualche parte, come gli occhi con il nero. Ho aggiunto una seconda tela sulla quale ho rappresentato la vita/destino di questa ragazza con cilindretti di cartone colorati, vitali, attivi, spensierati, che però vanno verso lo scuro, il nero di questa anima torbida, infelice."


 

Christian Fogarolli presenta un'opera in cui è rappresentato un uomo che urla. L'urlo è da sempre uno dei simboli per eccellenza dell'angoscia di tutti. Urlo come odio di sé e degli altri, come perversione, come spleen che scava nell'intimità dell'essere, nella coscienza sempre più penosa di se stessi. Icona del mal vivere, dei momenti in cui ci sentiamo persi e frammentati dall'ansia e dalla preoccupazione della vita, che a volte è talmente opprimente da divenire angoscia, un buco nero che ci inghiotte e che ci aspira dentro.


 

Yasmin Hassanin attraverso un ciclo di quattro tele, "Furto del fuoco", "Castigo divino","Creazione di Pandora" e "Vaso di Pandora", ha inteso dare vita ad un'unica opera, la cui figurazione si colloca nella dimensione del fondo extra-umano o pre-umano, che designa il "prima di ogni cosa", l'origine del processo vitale che perdura alla sua base, identificandosi peraltro come un'ombra in ogni presente. "Chi più di Pandora", ci dice l'artista, "l'equivalente pagana dell'Eva cristiana, meglio simboleggia - proprio in qualità di personaggio che libera i mali nel mondo le debolezze dell'animo umano?…"


 

Monica Mastellone, in arte Moma, disegna da sempre, sin da quando ha memoria. Dapprima con un po' di timore per quella tela bianca che ha davanti ai suoi occhi, come fosse infinita, senza spazio e senza tempo e per quei colori a olio che la affascinano, proprio perché sconosciuti. Ma l'incontro avviene ed è la nascita di un dialogo che dura ancora oggi.


 

Giuseppe Nicosia Di Fazio nelle sue opere dal sapore iperrealista, riflette sul secolare antagonismo bene – male, a cui la tradizione riduce la caleidoscopica forma dell'IO umano. Dal fondo nero si staccano le figure umane, indagate con attenzione fotografica, e raffigurate così come la vita le ha rese. Conscio del dualismo dell'animo umano, l'artista né mostra in chiaro una parte, quella immediatamente visibile a tutti, lasciando in ombra l'altra, quella che esige la "scelta di voler vedere". (S.Tofoni).


 

Nell'opera esposta Arlette Pasero ha voluto dar vita all'attimo preciso della presa di coscienza del tradimento, prima della rabbia, dell'idea di vendetta...solo dolore. Le braccia abbandonate lungo i fianchi non hanno i pugni serrati, ma solo ancora un lembo di colore,( che appartiene a lei), l'unico colore, tra le dita... Dalla finestra aperta immagino entrare il vociare della strada, perché la vita fuori continua, ma là, in quella stanza, è solo buio e tristezza.


 

Sara Pieri, che in questa mostra espone un'opera con un volto di donna trasfigurato fino ad essere quasi impalpabile in alcuni punti, definisce la sua poetica come tendente ad indagare l'animo umano e tutto l'universo sensibile che riguarda la carne e l'anima. L'emozione è ciò che quest'artista cerca e che desidera comunicare.


 

Nel dittico presentato da Giuseppe Sassone sono rappresentate vite e anime violate, vite e anime che gridano il disagio, il terrore per il male subito, chiedono aiuto, lo urlano, lo sbattono in faccia a volte, e a volte non è cosi semplice esternarlo, giacché non è facile trovare chi lo può accogliere o capire. Allora è meglio non guardarlo. È meglio coprirsi il viso, come se fosse solo un immagine di un cortometraggio, che fa presto a svanire. Ci si illude. Come gli animali, con l'istinto, quando ci si rende conto di non avere armi per proteggersi, non resta che chiudere gli occhi, e non guardare.


 

Per Antonio Tommasini nella precarietà dell'esistenza e dall'angoscia che ne deriva, l'uomo patisce la violenza del proprio destino e della doppia essenza di vittima e carnefice. Colori e forme si liquefanno a sottolineare l'attesa incerta di qualcosa certo da sempre. In verità con la mia pittura, ci dice l'artista, cerco di rendere tutta la forza della vita, faccio di spazi fabbricati e artificiali luoghi di resistenza quotidiana.


 

Ramon Trinca, pittore e poeta, presenta in questa mostra l'opera "Verità è il destino che ci è toccato" e della sua ricerca, sul segno o sulle parole, ci dice: "...onestamente non ho mai ricercato, pittoricamente parlando o in quello che scrivo, oscurità o chiarezza...voi onestamente, avete mai domandato chiarezza alla notte?..."


 

Il discorso presentato da Rudiger Witcher, di denuncia della violenza della guerra, è già stato esplorato molte volte, ma quello che conta e' la forma della narrazione. Le sue figure, dipinte con lo stile dei graffiti metropolitani, sono esseri mostruosi in bilico tra l'essere poliziotti, soldati o androidi fantascientifici. E' questo un modo originale di dire una cosa che dicono in molti: abbasso la violenza e viva la pace. L'opera di Witcher e' un urlo, dove si legge che chi vive della violenza e' vittima, oltre che carnefice, perché costretto a divenire un essere inumano, senza volto, con un corpo camuffato, trasformato in figura robotica senza personalità.